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E m b r y o
Suoni e suoni
Quando la definizione di ´world music´ non esisteva, quando Peter Gabriel era ancora a travestirsi per attirare l`attenzione sui Genesis, quando in Italia si discuteva animatamente (e con poca sintesi) sul rapporto fra musica di tradizione orale e lievi contaminazioni, Christian Burchard portava il suo gruppo di rock-jazz sui territori delle mescolanze musicali ed etniche. Gli embryo, fin dall`inizio degli anni Settanta, cominciavano a esplorare le culture del Mediterraneo, l`Oriente più lontano, l`Africa.
Dalla Germania, quella della rigida musica colta e della fredda ricerca elettronica, dalla Germania della ferrea organizazione sociale e dell`improvviso benessere economico, scendevano a confrontarsi con le culture più emarginate, completamente aperti alla mescolanza e disponibili a imperare. Rispettosi dei differenti popoli, delle loro tradizioni e dei loro modelli culturali, tanto che è difficile pensare ancora oggi a questo gruppo come un gruppo `tedesco`. Gli embryo sono gli embryo e riescono a raccogliere, e sopratutto a vivere, nel proprio lavoro cosmopolita schegge di mondo. In trent`anni di attività con la band di Christian hanno suonato con un centinaio di musicisti, alcuni immensi come Charlie Maraiano o Mal Waldron, altri sconosciuti, ma tutti di grande profilo e tecnica. Hanno realizzato venticinque dischi, dai primi controllati dalle majors a quelli prodotti dalla Schneeball (una delle prime esperienze indipendenti europee), dai lavori con i loro amici italiani della Materiali Sonori ai più recenti album totalmente autoprodotti. Un lungo viaggio sonoro, specchio fedele di viaggi reali: da quello mitico in India dal 1978 al 1979 alle tournées in Cina e Giappone, alle esperienze in Nigeria, ai lunghi e ripetuti soggiorni in Marocco e in Turchia.
Proprio il Medio-Oriente e l`area maghrebina, le culture islamiche più vicine all`Europa, sono stati i loro punti di riferimento più costanti, non solo come luoghi da visitare, ma anche come modelli musicali. Gli strumenti tradizionali di queste aree, i modi e i ritmi, hanno fatto da humus per la ricerca degli embryo.
Il loro più recente disco è proprio un nuovo resoconto di un ulteriore viaggio, da Istanbul a Casablanca, due città simbolo della cultura musicale del Mediterraneo. È un album doppio che fotografa l`attraversamento, in modo impeccabile e non superficiale, di regioni geografiche omogenee. Ma lo fa in modo così profondo che si scoprono tutte le possibile differenze e le enormi richezze espressive. Come sempre, i musicisti coinvolti sono molti e provenienti dalle esperienze più diverse (come il cinese Xizhi Nie, una personalità indiscussa nell`ambito dei violini orientali e dello sheng). Durante il viaggio ovviamente vengono coinvolti (e subito registrati) molti musicisti locali e personaggi come Okay Temiz, Mahmoud Gania, Ahmed Geurfti, Ahmed Özden.
Frau gli `storici´, dobbiamo ricordare le presenze di Edgar Hofmann, Lothar Stahl, Roman Bunka. `Istanbul Casablanca´ è un lavoro che riesce a stimolare l`immaginazione di chi ascolza. È la forza della musica e gli embryo riescono ancora una volta a sfruttarla al meglio. (Giampiero Bigazzi)
embryo:
Sarà una formazione classica con alcuni musicisti che sono coinvolti nel progetto
da decenni come Chris Karrer, che collabora con Christian Burchard da
quarant'anni ormai, e che erà un musicisti importante degli Amon Düül II,
essendo uno dei migliori percussionisti della scena tedesca. Avendo imparato
l'arte della percussione africana, ha reinvitato il talking drum come strumento a
pedale, unico in tutto il mondo.La leggendaria band di Christian Burchard, in continuo movimento ed evoluzione generazionale dal 1969, torna con il mirabolante bagaglio di improvvisazioni e musiche del mondo che solo una formazione senza confini come questa, riesce a proporre.Sicuramente da sempre, per coerenza e creatività, embryo è una delle bande più alternative e liberate del panorama musicale, lontano dalle case discografiche, all'insegna del linguaggio universale che può mettere in comunicazione le più disparate forme culturali del pianeta. Una sterminata produzione discografica (dal 1976 rigorosamente autoprodotta), con esibizioni live e dischi con più di 350 musicisti provenienti/incontrati nei continenti visitati, vissuti e documentati dagli embryo; dalle scorribande in marocco agli inizi 70, all'incredibile viaggio intrapreso, nel 1978 in India (andata e ritorno da Monaco via terra! Oggi impensabile) suonando/dialogando lungo strade-piste-piazze con i più interessanti musicisti tradizionali locali (tra i quali il Karnataka College of Percussion di Bangalore). E poi i viaggi in Nigeria, nell'area Balcanica, in nord Africa e Giappone; l'incontro con virtuosi musicisti cinesi e vocalisti delle sperdute regioni di Tuva, le danze e riti magici Yoruba . E' difficile quindi dare una definizione precisa alla musica di Christian & compagni, che pure nasce affondando le radici nella seconda metà degli anni '60, tra le jazzsession con grandi musicisti come Mal Waldron e Charlie Mariano, e le esperienze del "rock" alternativo con i fratelli AmonDuul II, e si sviluppa nei decenni successivi come ethno band aperta, per una vera e propria musica senza limiti. Nell'attuale formazione, sempre fluida, dove Christian con marimba, vibrafono, xantur e percussioni varie ha saputo sapientemente trasmettere, anche alle giovani generazioni, ritmiche pulsioni e linguaggi musicali non convenzionali, troviamo tra gli altri la brava e carinissima figlia Marja Burchard (tastiere e trombone).Il cantante Mik Quantius un vero fenomeno di espressioni ed estensioni vocali penetranti, prive di una vera e propria traduzione, ma con propri parametri di comprensione. Alla batteria, percussioni e marimba il vecchio amico Lothar Stahl; David Drudis chitarre e oud; Harro Dehmke clarinetto e bassotuba. Nel variabile mondo sospeso dell' Embryo Musik Kollective, trovano comunque sempre spazio nuove esperienze musicali: dall'incontro con l'Arckestra di Sun Ra (cui è dedicato l'ultimo lavoro ufficiale embryo "hallo Mick") alle live session in Italia con gli Alhambra (tour 2005), e ancora il recente lavoro in studio con l'avanguardia newyorkese degli NNCK che sarà presto in circolazione.
Il viaggio signori, continua .massimo rispetto e lunga vita agli embryo!
E per saperne di più .
Marco B. Varese 03.2006
23-04-06, pag. 17, Cultura - Spettacolo
Stampa questo articolo Gli Embryo a Trieste: un jazz-rock creativo
TRIESTE. Musica creativa tra jazz, etnica e rock allo stato puro, realizzata con fantasia più che fervida e con grande
onostà intellettuale: gli Embryo gruppo storico tedesco (ma sul furgone vintage - dove vivono da una città all'altra
il loro essere nomadi dell'arte - spicca attaccato l'adesivo Earth , cioè terra, a testinoniare la loro unica appartenenza,
quella al genero umano) propongono a Trieste, sere fa, guidati dal fondatore, compositore e suonatore di marimba
Christian Burchard, un eccitante doppio set di oltre due ore all'accogliente Casa del Popolo di via Ponziana, ritrovo
bar-trattoria nel cuore più popolare della città. Gli Embryo vivono per suonare e suonano per vivere, il loro cachet è di un'onestà
persino disarmante in un'epoca in cui il primo sconosciuto che emerge nel pop ti spara cifre da capogiro: la loro leggenda è di ieri,
oggi e domani dal lontano 1969: la loro storia è fatta di migliaia di concerti e decine di album anche autoregistrati e autoprodotti
(molti dal vivo) e di incontri con musicisti jazz e etnici. Tra le loro perle imperdibili album come Opel del '70,
Embryo's Rache del '71, Steig aus del 1973 e altre prove mirabili, realizzate anche in Afghanistan e in India in un lungo viaggio-
tour dei tardi Settanta, dal quale è stato ricavato un preziosissimo film-documentario non soltanto musicale: in quell'occasione il
gruppo suonò a Kabul, Calcutta e altre città con grandissimi musicisti locali. Dagli Embryo, negli 80, nacquero i Dissidenten. Con
il gruppo hanno suonato miti del jazz: Mal Waldron, Charlie Mariano, Massimo Urbani e molti altri. Christian Burchard è un "ragazzo"
di quasi sessant'anni, uno spirito libero e lucidamente anarchico nel senso più puro del termine, uno che avrebbe potuto, con la
sua maestria tecnica, diventare miliardario suonando standards : ma il grande musicista ha scelto di essere ricco dentro,
cercando e trovando ogni sera fra il pubblico, a due metri da lui, non soltanto spettatori, ma anche degli amici con i quali
condividere una creazione musicale: così accade anche a Trieste, con un concerto pieno di bellezza, forza e genialità cominciato
in acustico con strumenti etnici (ma gli Embryo suonavano questa musica ben prima che tale denominazione fosse inventata) e
poi passata a un rock-jazz , trascinante, dirompente e ricco di piacevoli iterazioni, mai complicato per l'ascoltatore perché
arriva diritto al cuore. Embryo, cioè un gruppo open : non c'è il cantante Quantius, ma, accanto a Burchard (anche all' Hackbrett ,
una sorta di salterio tedesco), l'eccezionale figlia ventenne Marja al trombone, piano elettrico, percussioni e batteria,
(grande figlia d'arte), lo spagnolo David Drudis all' oud e chitarra elettrica, Valentin Altenberger alla
chitarra elettrica e Darbouka, Lothar Stahl alla batteria e marimba e l'eccellente Jens Pollheide al flauto, al ney e al pulsante
basso elettrico. Nei momenti elettrici il gruppo crea lunghe e straordinarie suites prog-jazz , fresche, pulsanti e non
legate ai 70 come accade per molti gruppi oggi di nuovo sulle scene. Gli Embryo restano una sorta di comune, di collettivo:
offrono al mondo una emozionante lezione di onestà, grande musica e genialità. Li rivedremo in Italia e , speriamo anche da queste
parti, in autunno.
Giuliano Almerigogna
16-04-06, pag. 13, Cultura - Spettacolo Stampa questo articolo Ritornano gli Embryo: domani concerto a Trieste TRIESTE. Ritornano gli Embryo: saranno domani, alle 20.45, alla Casa del Popolo, in via Ponziana 14, a Trieste.
Gruppo storico tedesco (nato nel 1969) con il suo carico di world psichedelico, sonorità orientali, mantra della tradizione indù,
rock acido, jazz, gioco di fiati, percussioni decise, canti arcaici, liuti arabi, santoor, suoni d'altri tempi e... la cognizione
del tempo si perde. Gli Embryo sono stati in mezzo mondo, pionieri in viaggi con a carico donne e bambini. Un lungo viaggio sonoro,
specchio fedele di viaggi reali: da quello mitico in India dal 1978 al 1979 alle tournée in Cina e Giappone, alle esperienze
in Nigeria, ai lunghi e ripetuti soggiorni in Marocco e in Turchia. Proprio il Medio-Oriente e l'area maghrebina, le culture islamiche
più vicine all'Europa, sono stati i loro punti di riferimento più costanti, non solo come luoghi da visitare, ma anche come
modelli musicali. Gli strumenti tradizionali di queste aree, i modi e i ritmi, hanno fatto da humus per la ricerca degli Embryo.
Durante il viaggio di 9 mesi in India, registrano il leggendario doppio lp Embryos Reise , mentre nell'81 la tv tedesca manda
in onda un documento sull'avventura: Vagabunden Karavane . Vent'anni dopo, nel '98, tornano nelle regioni del
Mediterraneo colpite da conflitti e guerre e il loro viaggio è molto seguito dalla stampa internazionale.Quando la
definizione di «world music» non esisteva, quando Peter Gabriel era ancora a travestirsi per attirare l'attenzione sui Genesis,
quando in Italia si discuteva animatamente sul rapporto fra musica di tradizione orale e lievi contaminazioni,
Christian Burchard (percussionista, ex Amon Duul II e fondatore del gruppo) portava il suo gruppo nei territori
delle mescolanze musicali ed etniche. Gli Embryo, fin dall'inizio degli anni Settanta, cominciavano ad esplorare le
culture del Mediterraneo, l'Oriente più lontano, l'Africa. Dalla Germania quella della rigida musica colta e della fredda
ricerca elettronica, della ferrea organizzazione sociale e dell'improvviso benessere economico, scendevano a confrontarsi con
le culture più emarginate, completamente aperti alla mescolanza e disponibili ad imparare. Rispettosi dei differenti popoli,
delle loro tradizioni e dei loro modelli culturali, riesce difficile pensare ancora oggi a questo gruppo come ad un gruppo tedesco .
Gli Embryo sono gli Embryo e riescono a raccogliere «schegge di mondo» e soprattutto a viverle. Messagero Veneto 22.9.05 Embryo - la leggenda continua! La grande saga degli Embryo, nata nel 1969, quando la Luna cominciò a essere "piena di bandiere senza vento" (grazie, maestro Endrigo), continua nel segno della libertà creativa che contraddistingue il progetto fondato e guidato con classe da Christian Burchard, favoloso suonatore di marimba e hackbrett , sorta di salterio tedesco in legno. E con "band aperta", l'altra sera, all'interno del caffè Vittoria gremito (corte Bratina inagibile per pioggia), oltre due ore di grandi emozioni. I maestri di cerimonia di una leggenda sempre attuale sono molti, oltre a Christian: in primis , il "lucidamente folle", alla Frank Zappa, vocalist Mik Quantius, 37enne genietto che ha offre sonorità viscerali e futuribili, fischi su tonalità altissime e borborigmi, rammentando vagamente più Tim Buckley, Captain Beefheart e certi maestri del punk che Demetrio Stratos, del quale è un estimatore, come dei Melvins, dei Sonic Youth e altre leggende del rock alternativo. Ma altrettanto efficaci sono Lothar Stahl alla marimba e alla batteria, il catalano David Drudis al basso e all' oud , grande efficacia anche il giovane austriaco Valentin Altenberger alla chitarra elettrica, al basso e al darbouka , e l'elegante Haro Dehnke al basso tuba e al magico clarinetto. Due i sets , molto differenti tra loro: nel primo gli Embryo dipingono a pastello quadri quasi completamente improvvisati giocati su raffinate poliritmie, evocando atmosfere orientali, bagaglio del gruppo dai 70 con numerosi viaggi (anche un tour di 9 mesi) in Afghanistan, India e Pakistan, dove gli Embryo suonarono con musicisti locali. Il secondo set , invece, all'insegna del rock-jazz creativo con chitarra, piano elettrico e basso a sostenere i mirabili giochi alla marimba di Christian e la vocalità aspra e rarefatta, mai insistente, di Quantius. Applausi a iosa da parte di un' audience anche giovani che segue la scena progressive e da chi c'era nel marzo '76 a Udine per il concerto del gruppo con ospite Massimo Urbani. Quanti dischi hanno fatto gli Embryo? Forse non lo sa nemmeno Burchard: tra ufficiali e semi-ufficiali voluti dal gruppo saranno 50, forse anche più, tutti affascinanti e diversi fra loro. In un'epoca dove molto è legato a standards collaudati e stantii, gli Embryo sono una novità continua, nel segno della comunicazione diretta e della curiosità infinita che li porta a creare musica senza confini. Torneranno presto: può essere! Affascinante concerto del gruppo tedesco Embryo, suoni che sembrano arrivare da una terra antica! Persiste nell`anima tedesca una viscerale inclinazione all`indagine appassionata, quasi maniacale per le culture di mondi lontani,orientali, meridionali. La voglia di tuffarsi in sistemi di transmissione culturale solari, antitetici alla gelida e per certi versi scomoda eredita del Walhalla e dei Nibelunghi. Eppure anche nella catartica e quasi animalesca tensione verso la liberazione dai luoghi comuni del nord romantico e tenebroso, in quella che spesso diventa un`autentica ricerca etnografica condotta sul tereno, gli intellettuali alemanni conservano l`aattitudine allànalisi, alla raccolta rigorosa, alle citazioni puntuali.Tutto questo per inquadrare il viaggio intellettuale classicamente germanico di Christian Burchard, leader di uno dei gruppi piu rinomati del mai troppo lodato rock targato Deutschland, quegli Embryo che làltra sera hanno suonato per un publico eterogeneo e entusiasta nel vivace via-vai della rinnovata Casa del Popolo di Ponziana, Gli Embryo, uno dei gruppi storici della seconda generazione del prolifico "kraut rock" - quella gia capace di assimilare nei primi anni Settanta l`organizzazionefilosofica del critico e produttore discografico Rol Ulrich Kaiser - e di metabolizzare le audaci spinte all`autogestione e alla vita in comunità proposte dalla West Coast statunitense - sono riusciti a tracciare un percorso assolutamente inedito e inimitabile. Disinteressato alle classifiche e al commercio, inguaribile ricercatore, Burchard ha trascinato colleghi e amici sulle strade di mezzo mondo per conoscere nuovi suoni e culture, facendo degli Embryo un gruppo aperto. Un ensemble elastico, permeabile, perennemente teso a una ricerca musicale priva di preconcetti, pronto a accettare tra le proprio fila musicisti di livello quali il jazzista Charlie Mariano ma anche strumentisti sconosciuti e particolari. Anche nella Casa del Popolo ponzianina, gli Embryo si sono tuffati in lughe improvvisazioni dominante da una strumentazione ostinatamente acustica e ossessivamente percussiva. Batteria, xilofono, marimba, altre percussiva hanno tipicizzato un concerto dal sapore minimalista. Senza voler spogliare il giocattolo della sua anima complessiva, le diverse proposte profumavano delle ricerche e intuizioni di Phillip Glass, dei Gamelan indonesiani, delle musiche popolari del medio e lontano oriente. Anche se la scansione ritmica risultava spesso imprecisa, non sono mancate suggestioni e intuizioni di assoluto rilievo. Una menzione particolare va riservata al cantante Mik Quantius. Lo zazzeruto vocalist ha regalato ai presenti un`autentica lezione di canto arcaico. ispirato dalle tecniche jacute e medio orientali, memore de gli studi dell`indimenticato Demetrios Stratos, l`ottimo Mik ha regalato ai presenti una performance da sciamano. Musica di una terra antica, reale, non ancora ipnotizzata dall`inconsistente virtualità dei tempi odierni. Il Piccolo Trieste 28.05.2005